NOSTOI
l’arte del ritorno/ il ritorno dell’arte
Nei poemi epici del Ciclo Troiano, uno dei cinque libri era dedicato ai Nostoi, ai ritorni in patria dell’esercito greco che aveva combattuto nella battaglia di Troia. Come altri poemi greci descriveva il viaggio fisico e psicologico che gli eroi si trovavano a compiere per ritornare al loro luogo di origine: un luogo che, nel tempo intercorso tra la partenza e il ritorno, non sarebbe stato più lo stesso per via dell’evoluzione umana di ciascun combattente, ma che nonostante le difficoltà del viaggio, restava per ognuno l’obiettivo da raggiungere.
Oggi qualcosa di simile accade durante il ritorno (estivo e non solo) nei paesi del sud d’Italia.
In un meridione che, nonostante il forte spopolamento del ‘900 per ragioni prevalentemente economiche, ha visto e vede tutt’oggi intere generazioni emigrare alla ricerca di circostanze maggiormente favorevoli per la propria evoluzione, rincorrendo il mito del progresso e del benessere, il ritorno alle origini resta uno stato mentale, l’abitudine quotidiana, il ritorno stagionale. Oppure una nuova opportunità, un nuovo-vecchio modello in cui il recupero delle tradizioni, dei mestieri e della socialità vuole affermarsi non come alternativa urbana, ma come opportunità rurale e culturale.
Mentre a inizio ‘900 le città europee iniziarono a espandersi, invadendo le campagne e inglobando paesi che oggi formano periferie lontane dal centro in cui il senso di identità è perduto, ciò che accade nei piccoli centri tende a difendere e preservare l’abitudine culturale.
Lo stesso ritorno alla natura, alla campagna acquista un fortissimo valore davanti alle politiche di cementificazione delle periferie urbane. Questo processo ha portato diverse etnie con tradizioni, origini e culture differenti a condividere degli spazi urbani senza la condivisione di unsubstrato culturale comune, creando così una momentanea identificazione nello spazio più che nel tempo della sua evoluzione.
Nei piccoli centri, come Gerocarne, si tende invece ad aprirsi a nuove opportunità di sviluppo facendo leva sul recupero del passato, sulla promozione degli antichi mestieri e maestranze nonché sulla condivisione di abitudini culturali che da sempre contraddistinguono luoghi come quelli del sud d’Italia.

Agli artisti invitati ad intervenire sui muri del paese è stato chiesto d’interpretare il tema del ritorno legato all’evoluzione umana, culturale, sociale che ha caratterizzato la storia culturale nata proprio a partire dalla Magna Grecia, in cui una popolazione stanziale nel corso dei secoli è stata assoggettata a diversi dominatori che substrato dopo substrato hanno creato un patrimonio culturale vario e unico, collegato sia allo spazio che al tempo e verso il qualeoggi avviene un vero e proprio ritorno, il nostoi.
La provocazione di rappresentare il ritorno alle origini, indipendentemente dal luogo a cui ciascun artista è strettamente legato, si è dunque trasformata in una personale ricerca di una rappresentazione della condizione umana, oggi prevalentemente immersa e concentrata nella spasmodica corsa e conquista del “nuovo”, del “limited edition”.
Fermarsi e valutare cosa significa il ritorno alle origini, l’elaborazione del personale Nostoi, si è concretizzato nella realizzazione di sei muri diversissimi tra loro per tecnica, colori e rappresentazioni ma fortemente rappresentativi di ciascun artista intervenuto: Giorgio Bartocci, Basik, Collettivo FX, G Loois, NemOʼS e Luca Zamoc.
Durante il Festival ha anche partecipato Luogo Comune.

